Nel pieno della notte ebbi un sussulto improvviso: mi svegliai di colpo. Una strana creatura, appoggiata sulla mensola esterna della finestra, mi stava osservando con una fissità innaturale. Aveva degli occhi grandissimi e un corpo concentrato e massiccio.
Cercai di decifrare la situazione: mi trovavo disteso nel mio letto, in ospedale;
il buio della camera singola nella quale ero stato ricoverato, stava diradandosi; mi stavo abituando a quella poca luce e stavo cominciando a vedere i contorni e le cose. Mi sentivo debole, troppo debole; la sera precedente l’equipe medica, dopo una ennesima diagnosi collettiva, mi aveva comunicato l’estrema gravità del mio stato, tanto da non poter sciogliere in un senso o nell’altro la prognosi.
“Non è escluso che ce la possa fare; abbia coraggio e fiducia; vedrà che ce la faremo, ma non possiamo nasconderle l’estrema gravità della sua situazione”; queste le parole del primario; un personaggio straordinario che non potrò mai più dimenticare e che ringrazio ancora per la sua umanità e dedizione. Ma in quel momento ero prostrato, sia psicologicamente che fisicamente. Mi sentivo molto stanco; una stanchezza profonda e interna che non riuscivo a smaltire. Ero convinto che sarei morto entro breve tempo.
Ritornai a guardare quella creatura; notai che era illuminata dai riflessi di una luna piena che dominava la notte. Stava continuando ad osservarmi senza soluzione di continuità; il suo atteggiamento non sembrava ostile, anzi, credetti di notare uno sguardo comprensivo e protettivo che mi convinse ad avvicinarmi.
Mi alzai barcollando dal letto e, con uno sforzo sovrumano, mi avvicinai alla finestra; ero, allo stesso tempo, incuriosito e intimorito, ma lo sguardo mansueto di quella creatura mi recava conforto e, quindi, continuai ad avvicinarmi, fino ad arrivare ad un palmo dal vetro; appoggiai la fronte al vetro ed immersi i miei occhi in quelli della creatura.
Oggi non riesco a mettere bene a fuoco il turbine dei pensieri e delle visioni che mi assalì, ma ricordo nitidamente che l’immersione in quel mare di sensazionali scoperte di una dimensione sconosciuta prese il sopravvento sui miei sensi; vedo ancora un film di immagini che scorrevano placide: praterie fiorite, tepori sereni e rassicuranti, visioni colorate, movimenti armonici, benessere, stato di estasi prolungato, effusioni e tenerezze, quiete, comfort, pace e riposo.
Non riesco neanche a ricordare la durata di qull’esperienza; forse qualche ora, forse qualche minuto, forse un istante.
Riaprii gli occhi in tempo per salutare la creatura che stava muovendosi lentamente e che, girandosi con flemma sovrana, prese il volo planando nell’oscurità e scomparendo alla mia vista. Tornai al mio letto con passo meno malfermo, mi adagiai rassicurato da un ottimismo inspiegabile e mi addormentai.