SPARI NELLA NOTTE
Alcuni anni fa ricevetti l’incarico, da parte di alcune Aziende italiane, di effettuare un sopralluogo in Russia finalizzato a verificare la fattibilità di alcune operazioni imprenditoriali nel settore del turismo e dell’import-export.
Per capire meglio la situazione Russa di quel periodo occorre ricordare che eravamo agi inizi dell’era Eltsin, che il “comunismo” era stato smantellato da pochi mesi e che la Società civile di quel Paese era precipitata nel caos più completo, senza più leggi, regole e poteri di sorta. Come avviene sempre in questi casi, però, il potere non svanisce ma si alloca là dove prevale la forza e l’iniziativa dei gruppi di interesse più o meno organizzati.
I primi giorni della mia permanenza a Mosca li utilizzai cercando di capire quel che stava avvenendo: i punti di riferimento tradizionali erano svaniti senza che altri avessero la forza di manifestarsi, emergere e imporsi. Dovevo fidarmi dell’istinto, cercare di capire la direzione da intraprendere.
Decisi così di rivolgermi all’unico amico che conoscevo e che, forse, avrebbe potuto aiutarmi a decidere il da farsi, nonostante il caos imperante.
Mi recai a casa sua, una piccola, elegante casetta nel cuore del centro storico antico, vicino alla via Arbàt.
Durante il percorso, che feci a piedi, data la vicinanza, fui colpito dall’aspetto delle strade abbandonate all’incuria e dalla sporcizia imperante; tuttavia la cosa che mi sconvolse maggiormente fu la vista dei bambini abbandonati che stazionavano, nonostante il freddo pungente, nei sottovia delle strade. Mi colpì un particolare, forse non molto importante, ma per me, allora, sorprendente: quei bambini laceri e imploranti, avevano gli occhi azzurri; quella era la prima volta che associavo la miseria agli occhi azzurri, abituato com’ero, a osservare i mendicanti di ogni età, in Italia, che avevano gli occhi neri.
Ad ogni modo, coperto alla meglio dal freddo pungente che stava calando sulla notte moscovita, arrivai a casa del mio amico.
Fui accolto dalla proverbiale ospitalità di sua moglie; dopo una gradevole cena, iniziammo a parlare della mia “missione”; il mio amico mi sconsigliò qualsiasi iniziativa imprenditoriale e per convincermi fece una cosa sorprendente dato il clima russo; spalancò la finestra e mi invitò a pormi in ascolto; nonostante il freddo pungente restammo qualche minuto alla finestra e ascoltai con chiarezza una serie ininterrotta di colpi secchi. Erano spari, spari nella notte, che si ripetevano senza soluzione di continuità e che, meglio di molte analisi, descrivevano il clima che si respirava in quella città martoriata.
La tristezza mi avvolse; durante la notte continuai a sentire quegli spari; povera Russia, povera Mosca, quale destino le aveva riservato il precedente sistema politico e la presente barbarie eltsiniana.