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	<title>Pietro Pacelli</title>
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	<description>LA VITA E' UNA VISIONE. Tra scienza e fantasia alla ricerca di noi stessi.</description>
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		<title>Pietro Pacelli</title>
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		<title>AFRICA: FARE QUALCOSA SUBITO</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 15:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberi pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[                   PER I BAMBINI CHE MUOIONO DI FAME E DI SETE IN KENIA                    PER LA GRANDE SICCITA’ DELL’AFRICA   FARE QUALCOSA DI CONCRETO, VERAMENTE, SUBITO     Insieme ad un gruppo di colleghi di lavoro, abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto per aiutare i bambini che muoiono di sete e di fame in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=81&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                   PER I BAMBINI CHE MUOIONO DI FAME E DI SETE <strong>IN KENIA</strong></p>
<p>                   PER LA GRANDE SICCITA’ DELL’AFRICA</p>
<p> </p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">FARE QUALCOSA DI CONCRETO, VERAMENTE, SUBITO</span></strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Insieme ad un gruppo di colleghi di lavoro, abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto per aiutare i bambini che muoiono di sete e di fame in Africa.</p>
<p>Abbiamo deciso di appoggiare un progetto di AMREF per la realizzazione di un pozzo in una delle zone del Kenia più esposte alla siccità.</p>
<p>Precisamente nel Distretto di KAJIADO dove la siccità è arrivata ad un punto tale da costringere le autorità a chiudere le scuole e a razionare al massimo la poca acqua disponibile.</p>
<p>Ciò sta comportando come diretta immediata conseguenza una forte mortalità del bestiame e seri problemi igienici per la vita delle persone.</p>
<p> </p>
<p>A questo punto è giusto fare qualcosa di concreto.</p>
<p>Non possiamo limitarci a fare appelli ad altri, sarebbe necessario fare (dare) qualcosa direttamente.</p>
<p>Amref rappresenta un canale di massima affidabilità per dare un aiuto vero.</p>
<p> </p>
<p>Chiediamo a chi è convinto che sia possibile e giusto fare qualcosa <strong>subito</strong></p>
<p>di aiutarci a raccogliere i fondi per la costruzione di almeno un pozzo.</p>
<p> </p>
<p> A questo fine ci servono 3.000 euro; per il raggiungimento di questo obbiettivo si possono fare offerte anche minime contattando il sottoscritto (3281898618) o Alfonsina Grimani al numero 3497389816.</p>
<p> </p>
<p>Iniziamo da subito; da questo fine mese.</p>
<p> </p>
<p align="center">La cosa, come è facilmente comprensibile, è più che urgente</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietropacelli.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietropacelli.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietropacelli.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietropacelli.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietropacelli.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietropacelli.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietropacelli.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietropacelli.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietropacelli.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietropacelli.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietropacelli.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietropacelli.wordpress.com/81/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietropacelli.wordpress.com/81/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietropacelli.wordpress.com/81/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=81&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>FORSE E’ TEMPO DI UN NUOVO IMPEGNO</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 13:42:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberi pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[FORSE E’ TEMPO DI UN NUOVO IMPEGNO Oggi l’Italia sta vivendo un periodo decisamente buio, uno dei periodi più negativi della sua storia; infatti dal punto di vista economico ci troviamo nel pieno di una fase recessiva, senza precedenti e senza apparenti prospettive di ripresa; dal punto di vista morale e della credibilità dello Stato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=79&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FORSE E’ TEMPO DI UN NUOVO IMPEGNO</p>
<p>Oggi l’Italia sta vivendo un periodo decisamente buio, uno dei periodi più negativi della sua storia; infatti dal punto di vista economico ci troviamo nel pieno di una fase recessiva, senza precedenti e senza apparenti prospettive di ripresa; dal punto di vista morale e della credibilità dello Stato siamo certamente al livello più basso mai raggiunto; l’oppressione fiscale è in crescita, come la disoccupazione e l’indebitamento pubblico; le condizioni generali di vita delle persone stanno peggiorando, i giovani, salvo poche eccezioni, vivono una situazione frustrante, priva di speranze, di slanci, di progetti. Persino la Chiesa sta prendendo le distanze dall’attuale Governo per le ben note miserabili vicende, ma non solo per quelle. In una situazione come questa, qualsiasi opposizione avrebbe buon gioco a fare con successo la propria parte; invece si sta verificando che proprio nel momento della sua massima potenzialità politica, l’attuale opposizione di centrosinistra (che poi è rimasta anche l’unica opposizione, essendo sparita quella di destra) è paralizzata dalle sue incertezze interne e dalle sue guerre intestine per la leadership. Per questo sta permanendo un paradosso assoluto: infatti, nonostante tutto, il consenso degli Italiani per Berlusconi resta molto alto, mentre la fiducia per una Alternativa politica e per le forze di opposizione continua ad essere tristemente minoritaria. Dunque occorre fare qualcosa, fornire una risposta adeguata; ogni tanto, infatti, la Storia ripropone in modo energico ai popoli il dilemma del “che fare”. Quando si presenta questo dilemma, il futuro di una nazione dipende dalla risposta che viene data dalla sua parte migliore; se questa risposta ritarda o, peggio, non viene fornita, allora le cose possono peggiorare ancora, da tutti i punti di vista. Perché, in ogni campo –è bene ricordarlo, senza tirare in ballo Gramsci- al peggio non vi è mai fine. Perciò è necessario che ognuno faccia la sua parte e che si inizi, per molti di noi, la stagione di un impegno rinnovato, soprattutto per quanto riguarda l’analisi teorica e politica sul che fare, attraverso quali strumenti e in quali modi. Allora mi sento di fare una proposta precisa: perché non ci occupiamo seriamente di questo problema? Perché non torniamo –o ritorniamo- all’impegno politico che, come sappiamo, continua ad essere la più alta delle attività umane? Perché non ci sforziamo, da intellettuali quali siamo, di dare un contributo che potrebbe essere anche decisivo per il nostro Paese, la nostra Gente e, anche, per la Sinistra? Mi auguro di avere riscontri positivi e operativi. Vi ringrazio per l’attenzione.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietropacelli.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietropacelli.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietropacelli.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietropacelli.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietropacelli.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietropacelli.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietropacelli.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietropacelli.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietropacelli.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietropacelli.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietropacelli.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietropacelli.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietropacelli.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietropacelli.wordpress.com/79/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=79&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>LA SOCIETA&#8217; DEI DIVIETI</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 14:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberi pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[                      In Italia è in atto, ormai da tempo e con intensità crescente, una trasformazione grave e triste della cultura, del costume e delle abitudini; a quanto pare una delle poche tendenze che accomuna gli schieramenti contrapposti della politica è quella di emettere a raffica leggi, ordinanze, regolamenti, codici di comportamento, procedure varie, diverse per i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=77&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                      In Italia è in atto, ormai da tempo e con intensità crescente, una trasformazione grave e triste della cultura, del costume e delle abitudini; a quanto pare una delle poche tendenze che accomuna gli schieramenti contrapposti della politica è quella di emettere a raffica leggi, ordinanze, regolamenti, codici di comportamento, procedure varie, diverse per i contenuti e la sostanza, ma simili negli scopi cui si ispirano: reprimere, regolamentare, irreggimentare, vietare; ogni cosa ed ogni comportamento. E così si va dai limiti di velocità ( il più delle volte vere e proprie trappole ruba soldi) per il traffico automobilistico, ai divieti di bere (anche coca-cola) dopo le 23, al divieto di indossare sandali, zoccoli e canottiere nei centri storici, dal divieto di fumare a quello di bere alcoolici, anche in modicissima quantità, ……e così via.</p>
<p>Secondo il mio – e non solo mio- punto di vista si è davvero superato ogni limite; si è scambiata la necessità di regolamentare la convivenza civile (cosa buona e giusta) con la proliferazione di norme invadenti, penalizzanti e fastidiose, quando non apertamente incomprensibili, astruse e vendicative.</p>
<p>Al raggiungimento di questo obiettivo, negli ultimi tempi s’è avanzata e si è imposta nei diversi ruoli ai vari livelli di Governo della Società civile, una folta, incartapecorita schiera di notabili dell’assurdo che agiscono incattiviti e decisi a mettere museruole e briglie ad una popolazione tradizionalmente bonaria, tollerante ed accondiscendente quale è quella italiana; questi caporioni che si sono posti al comando delle nostre vite usano commi e norme per far diventare più grigia e triste la nostra vita quotidiana, dispensando a piene mani cupe malinconie e cappe di tristezza nei confronti di una Nazione piegata dalla crisi economica e alla ricerca di una fuoriuscita positiva per riagguantare una ripresa sempre più improbabile.</p>
<p>Siamo ormai arrivati al punto che ogni processo vitale (economico, civile, lavorativo, culturale, sportivo) è già stato o si accinge ad essere imprigionato in gabbie di censure e limitazioni crescenti che abbrutiscono e reprimono sane abitudini di vita di un intero popolo.</p>
<p>Purtroppo la gran massa degli italiani non approva ma neanche si ribella come dovrebbe.</p>
<p>In questo modo chi veramente sta prendendo il potere nel nostro Paese sono i carneade più scoloriti e rattrappiti di sempre, dispensatori di nebbie civili e distruttori di qualsiasi gioia di vivere, di ogni entusiasmo.</p>
<p>Di questo passo dovremo aspettarci la regolamentazione del modo di andare al bagno, il divieto di sorridere in pubblico, l’applicazione di tortuose procedure per la scelta del vestiario, l’adozione di un rigido codice di comportamento per farsi la barba e misure urgenti per salire sui treni e sugli autobus del bel Paese.</p>
<p>Meditate gente, meditate.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietropacelli.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietropacelli.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietropacelli.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietropacelli.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietropacelli.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietropacelli.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietropacelli.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietropacelli.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietropacelli.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietropacelli.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietropacelli.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietropacelli.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietropacelli.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietropacelli.wordpress.com/77/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=77&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>SPARI NELLA NOTTE</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 14:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liberi pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[SPARI NELLA NOTTE Alcuni anni fa ricevetti l’incarico, da parte di alcune Aziende italiane,  di effettuare un sopralluogo in Russia finalizzato a verificare la fattibilità di alcune operazioni imprenditoriali nel settore del turismo e dell’import-export. Per capire meglio la situazione Russa di quel periodo occorre ricordare che eravamo agi inizi dell’era Eltsin, che il “comunismo” [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=75&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SPARI NELLA NOTTE</p>
<p>Alcuni anni fa ricevetti l’incarico, da parte di alcune Aziende italiane,  di effettuare un sopralluogo in Russia finalizzato a verificare la fattibilità di alcune operazioni imprenditoriali nel settore del turismo e dell’import-export.</p>
<p>Per capire meglio la situazione Russa di quel periodo occorre ricordare che eravamo agi inizi dell’era Eltsin, che il “comunismo” era stato smantellato da pochi mesi e che la Società civile di quel Paese era precipitata nel caos più completo, senza più leggi, regole e poteri di sorta. Come avviene sempre in questi casi, però, il potere non svanisce ma si alloca là dove prevale la forza e l’iniziativa dei gruppi di interesse più o meno organizzati.</p>
<p>I primi giorni della mia permanenza a Mosca li utilizzai cercando di capire quel che stava avvenendo: i punti di riferimento tradizionali erano svaniti senza che altri avessero la forza di manifestarsi, emergere e imporsi. Dovevo fidarmi dell’istinto, cercare di capire la direzione da intraprendere.</p>
<p>Decisi così di rivolgermi all’unico amico che conoscevo e che, forse, avrebbe potuto aiutarmi a decidere il da farsi, nonostante il caos imperante.</p>
<p>Mi recai a casa sua, una piccola, elegante casetta nel cuore del centro storico antico, vicino alla via Arbàt.</p>
<p>Durante il percorso, che feci a piedi, data la vicinanza, fui colpito dall’aspetto delle strade abbandonate all’incuria e dalla sporcizia imperante; tuttavia la cosa che mi sconvolse maggiormente fu la vista dei bambini abbandonati che stazionavano, nonostante il freddo pungente, nei sottovia delle strade. Mi colpì un particolare, forse non molto importante, ma per me, allora, sorprendente: quei bambini laceri e imploranti, avevano gli occhi azzurri; quella era la prima volta che associavo la miseria agli occhi azzurri, abituato com’ero, a osservare i mendicanti di ogni età, in Italia, che avevano gli occhi neri.</p>
<p>Ad ogni modo, coperto alla meglio dal freddo pungente che stava calando sulla notte moscovita, arrivai a casa del mio amico.</p>
<p>Fui accolto dalla proverbiale ospitalità di sua moglie; dopo una gradevole cena, iniziammo a parlare della mia “missione”; il mio amico mi sconsigliò qualsiasi iniziativa imprenditoriale e per convincermi fece una cosa sorprendente dato il clima russo; spalancò la finestra e mi invitò a pormi in ascolto; nonostante il freddo pungente restammo qualche minuto alla finestra e ascoltai con chiarezza una serie ininterrotta di colpi secchi. Erano spari, spari nella notte, che si ripetevano senza soluzione di continuità e che, meglio di molte analisi, descrivevano il clima che si respirava in quella città martoriata.</p>
<p>La tristezza mi avvolse; durante la notte continuai a sentire quegli spari; povera Russia, povera Mosca, quale destino le aveva riservato il precedente sistema politico e la presente barbarie eltsiniana.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietropacelli.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietropacelli.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietropacelli.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietropacelli.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietropacelli.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietropacelli.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietropacelli.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietropacelli.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietropacelli.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietropacelli.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietropacelli.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietropacelli.wordpress.com/75/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietropacelli.wordpress.com/75/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietropacelli.wordpress.com/75/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=75&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>RICORDI DI UN SOPRAVVISSUTO</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 09:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Vita è una visione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel pieno della notte ebbi un sussulto improvviso: mi svegliai di colpo. Una strana creatura, appoggiata sulla mensola esterna della finestra, mi stava osservando con una fissità innaturale. Aveva degli occhi grandissimi e un corpo concentrato e massiccio. Cercai di decifrare la situazione: mi trovavo disteso nel mio letto, in ospedale; il buio della camera [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=71&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel pieno della notte ebbi un sussulto improvviso: mi svegliai di colpo. Una strana creatura, appoggiata sulla mensola esterna della finestra, mi stava osservando con una fissità innaturale. Aveva degli occhi grandissimi e un corpo concentrato e massiccio.</p>
<p>Cercai di decifrare la situazione: mi trovavo disteso nel mio letto, in ospedale;</p>
<p>il buio della camera singola nella quale ero stato ricoverato, stava diradandosi; mi stavo abituando a quella poca luce e stavo cominciando a vedere i contorni e le cose. Mi sentivo debole, troppo debole; la sera precedente l’equipe medica, dopo una ennesima diagnosi collettiva, mi aveva comunicato l’estrema gravità del mio stato, tanto da non poter sciogliere in un senso o nell’altro la prognosi.</p>
<p>“Non è escluso che ce la possa fare; abbia coraggio e fiducia; vedrà che ce la faremo, ma non possiamo nasconderle l’estrema gravità della sua situazione”; queste le parole del primario; un personaggio straordinario che non potrò mai più dimenticare e che ringrazio ancora per la sua umanità e dedizione. Ma in quel momento ero prostrato, sia psicologicamente che fisicamente. Mi sentivo molto stanco; una stanchezza profonda e interna che non riuscivo a smaltire. Ero convinto che sarei morto entro breve tempo.</p>
<p>Ritornai a guardare quella creatura; notai che era illuminata dai riflessi di una luna piena che dominava la notte. Stava continuando ad osservarmi senza soluzione di continuità; il suo atteggiamento non sembrava ostile, anzi, credetti di notare uno sguardo comprensivo e protettivo che mi convinse ad avvicinarmi.</p>
<p>Mi alzai barcollando dal letto e, con uno sforzo sovrumano, mi avvicinai alla finestra; ero, allo stesso tempo, incuriosito e intimorito, ma lo sguardo mansueto di quella creatura mi recava conforto e, quindi, continuai ad avvicinarmi, fino ad arrivare ad un palmo dal vetro; appoggiai la fronte al vetro ed immersi i miei occhi in quelli della creatura.</p>
<p>Oggi non riesco a mettere bene a fuoco il turbine dei pensieri e delle visioni che mi assalì, ma ricordo nitidamente che l’immersione in quel mare di sensazionali scoperte di una dimensione sconosciuta prese il sopravvento sui miei sensi; vedo ancora un film di immagini che scorrevano placide: praterie fiorite, tepori sereni e rassicuranti, visioni colorate, movimenti armonici, benessere, stato di estasi prolungato, effusioni e tenerezze, quiete, comfort, pace e riposo.</p>
<p>Non riesco neanche a ricordare la durata di qull’esperienza; forse qualche ora, forse qualche minuto, forse un istante.</p>
<p>Riaprii gli occhi in tempo per salutare la creatura che stava muovendosi lentamente e che, girandosi con flemma sovrana, prese il volo planando nell’oscurità e scomparendo alla mia vista. Tornai al mio letto con passo meno malfermo, mi adagiai rassicurato da un ottimismo inspiegabile e mi addormentai.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietropacelli.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietropacelli.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietropacelli.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietropacelli.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietropacelli.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietropacelli.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietropacelli.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietropacelli.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietropacelli.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietropacelli.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietropacelli.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietropacelli.wordpress.com/71/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietropacelli.wordpress.com/71/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietropacelli.wordpress.com/71/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=71&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La vita è una visione</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Vita è una visione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;energia rende dinamica ogni cosa&#8221;. Questo non è soltanto un libro sulle più importanti e antiche domande che l’uomo, da sempre, si è posto. E’ anche un sentiero per procedere meglio, una nuova guida per comprendere, un filo per uscire dal labirinto delle dimensioni nelle quali viviamo confusamente un’esperienza indecifrabile e, infine, anche un messaggio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=58&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align:center;"><strong><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-9" title="La vita è una visione" src="http://pietropacelli.files.wordpress.com/2009/04/copertina5001.jpg?w=357&#038;h=500" alt="copertina5001" width="357" height="500" /></strong></strong></h1>
<h3 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;">&#8220;L&#8217;energia rende dinamica ogni cosa&#8221;.</span></h3>
<p><span style="color:#ff0000;"><span style="color:#000000;">Questo non è soltanto un libro sulle più importanti e antiche domande che l’uomo, da sempre, si è posto.</span></span></p>
<p>E’ anche un sentiero per procedere meglio, una nuova guida per comprendere, un filo per uscire dal labirinto delle dimensioni nelle quali viviamo confusamente un’esperienza indecifrabile e, infine, anche un messaggio augurale di buon viaggio.</p>
<p>A questo scopo il metodo seguito è quello dell’analisi percettiva; un metodo per capire la realtà che trova il suo fondamento sulla forza delle percezioni, moltiplicata per la loro intensità e per la loro ripetitività.</p>
<p>Infatti, da Einstein in poi, la fisica assomiglia sempre più alla filosofia e tutto è divenuto meno certo e definito; in primis le vecchie convinzioni scientifiche, culturali o religiose. Per questo servono strade nuove.</p>
<p><span style="color:#ff0000;"></span></p>
<p>Questo libro vuole offrire un punto di vista nel quale l’autore crede fortemente; perciò chi inizia la prima pagina è invitato a leggere anche l’ultima; le critiche sono bene accette e i consigli graditi.</p>
<p>L’eventuale accusa di presunzione non costituirebbe un problema perché la presunzione non viene considerata un difetto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietropacelli.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietropacelli.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietropacelli.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietropacelli.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietropacelli.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietropacelli.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietropacelli.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietropacelli.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietropacelli.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietropacelli.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietropacelli.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietropacelli.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietropacelli.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietropacelli.wordpress.com/58/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=58&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;energia e la montagna</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Vita è una visione]]></category>

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		<description><![CDATA[Essendo la più basilare e antica manifestazione della natura, l’energia, come tutte le cose, si esprime meglio in un ambiente favorevole, in un “ sito idoneo “; un ambiente appropriato, infatti, consente una migliore riuscita di qualsiasi impresa, di qualsiasi fenomeno; un feto si sviluppa meglio in un grembo giovane e forte che non in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=48&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Essendo la più basilare e antica manifestazione della natura, l’energia, come tutte le cose, si esprime meglio in un ambiente favorevole, in un “ sito idoneo “; un ambiente appropriato, infatti, consente una migliore riuscita di qualsiasi impresa, di qualsiasi fenomeno; un feto si sviluppa meglio in un grembo giovane e forte che non in uno meno giovane e malato; un fiore cresce meglio e più in fretta se esposto ai raggi del sole e al riparo dei venti; una alimentazione appropriata e nutriente fa sviluppare qualsiasi bambino nel modo giusto permettendogli il massimo sviluppo possibile. L’ottimo Lapalisse non è vissuto invano, anche se troppi lo hanno ignorato con sufficienza e arroganza.</p>
<p>Allo stessa maniera l’energia brilla, cresce e si sviluppa maggiormente in quello che è il suo ambiente a lei più favorevole e più appropriato: la montagna.</p>
<p>Perché?  Perché in montagna ogni particella elementare di qualsiasi organismo vivente si esalta al massimo delle sue potenzialità a causa della presenza delle migliori condizioni possibili; in montagna, soprattutto nelle zone dove è presente il     “ senso dell’infinito “ costituito da cime spettacolari e altissime che si stagliano su vallate lontane e profonde, dove cioè il nostro piccolo corpo sente l’impatto emotivo della propria limitatezza in rapporto all’enorme mole della materia “ viva “ che lo circonda e lo sovrasta; tuttavia, nello stesso tempo, ne rimane attratto, in qualche modo attirato, per ragioni che non riesce a spiegare ma che avverte chiaramente come assolutamente vere e fondate. In montagna, se solo riuscissimo a concentrarci in silenzio e in meditazione cercando di percepire ciò che è in noi, cercando di ascoltare fin dentro il nostro intimo il movimento frenetico delle nostre particelle costitutive in tutte le fibre del nostro organismo, nei nostri nervi e nei nostri muscoli, fin dentro i nostri pensieri e le nostre emozioni, riusciremmo a capire meglio, anzi a sentire meglio che noi siamo parte del tutto e che l’aspirazione dei nostri atomi a dialogare, annusare, interagire e fondersi con i miliardi di miliardi di altri atomi che danzano tutt’intorno, fa parte della nostra tendenza più profonda.</p>
<p>In montagna la nostra energia costituente si trova a casa sua, si sente a suo agio, sta bene e trasmette queste gradevolissime sensazioni a tutto l’organismo; in montagna tutti noi avvertiamo che i nostri istinti originali, primordiali, per quella che abbiamo chiamato prima la lotta per la sopravvivenza e poi quella per l’egemonia, hanno la possibilità di esaltarsi e di affermarsi meglio; in montagna si percepisce meglio il senso del nostro benessere; qualcosa ci dice dentro di noi che lì il nostro corpo assorbe meglio le difficoltà, attutisce con più efficacia le tensioni interne, in qualche modo si riposa e si ricarica contemporaneamente, si rilassa e si concentra, in un concentrato di funzionalità e di efficienza di cui tutto il nostro organismo si compiace.</p>
<p>Tutto questo ci fa provare un senso di autosoddisfazione della quale, quasi, ci vergogniamo; anche se non sappiamo su cosa, ci sembra di esercitare un predominio, una egemonia, un trionfo.</p>
<p>Non è un caso che nella storia dell’uomo tutte le simbologie che rappresentano la massima espressione della potenza, quella divinatoria, viene immaginata in montagna; sin dalle più antiche culle della civiltà; l’Olimpo per i greci, il Sinai per gli ebrei, il Tibet per gli asiatici, il Matchu Pichu in Perù; gli egiziani che non avevano una loro montagna da assurgere a simbolo, se la sono costruita e hanno eretto la grande piramide, sulla quale e all’interno della quale hanno posto i loro misteri, le loro credenze, le loro certezze; lo hanno fatto inserendo in quella loro costruzione un tale concentrato di meraviglie, di misticismi e di insondabili misteri che ancora oggi noi rimaniamo estasiati alla vista e non riusciamo a capire.</p>
<p>Al contrario, le zone basse, gli avvallamenti e gli anfratti nascosti generano sensazioni opposte; la forza lascia il posto alla debolezza; la sicurezza viene molto rapidamente sostituita da un senso di sconforto, di sconcerto e di preoccupazione che, a volte, diviene disagio e paura. Non è un caso che gli uomini abbiano chiamato depressione sia un avvallamento in profondità del terreno, sia uno stato d’animo particolarmente cupo; la depressione sta in basso, mentre l’euforia sta in alto.</p>
<p>Questo è vero per tutti noi, anche per la persona addetta alle più umili mansioni e la cui vita sia sempre stata sottoposta a frustrazioni, umiliazioni e rinunce; questo nostro amico, quando si trova sulle alte vette, può guardare l’umanità che è in basso, laggiù, sotto di lui, e acquisire in quella incoraggiante posizione maggior coraggio, quand’anche non riuscisse a meditare propositi aggressivi, di vendetta; quand’anche non ce la facesse proprio a provare sentimenti di predominio e trionfo a causa della sua indole particolarmente acquiescente e umile, tuttavia non potrebbe fare a meno di rasserenarsi in uno gradevole senso di quiete, di saggezza, di comprensione più agevolmente percepita del senso della vita, del mondo intero, dell’animo umano.</p>
<p>Anch’io posso documentare una esperienza di questo tipo vissuta molto intensamente qualche tempo fa: stavo facendo la mia prima esperienza in montagna, una settimana di meritato riposo nel parco del Gran Paradiso, a ridosso del massiccio del Monte Bianco; già nel primo giorno di escursione fui sommerso da un piacevole senso di meraviglia per ogni cosa che vedevo; cime altissime, talmente alte, che mi chiedevo come fosse stato possibile un tale capolavoro, proiettate verso qualcosa di indecifrabile; torrenti vorticosi, fluenti, irruenti che sembravano lanciare all’osservatore attonito un messaggio incoraggiante quasi un richiamo, un invito ad imitarli; una verde distesa di erba fiorente che sembrava nascere e riprodursi continuamente, miliardi di farfalle e insetti felici che infondevano l’idea della vita, della buona salute, in una parola, della creazione continua; le mie gambe erano leggere e tutti i miei sensi stavano assorbendo quel miracolo imprevisto; mi accorsi di divenire parte di quel mondo, di incorporare iniezioni e infusioni continue di energia, in un rapporto che cominciò ad essere di dare e avere, perché sentivo che anch’io stavo restituendo energia a quell’universo fantastico di materia palpitante.</p>
<p>Era in atto un processo di scambio, una contaminazione che toccava ogni più piccola parte del mio organismo, compresa la mia testa, il mio cervello, il mio pensiero; percepivo che in quei momenti l’energia palpitante che era tutt’intorno a me non era statica o fredda; nulla in quel luogo era immobile; mi trovavo di certo in presenza di una creazione spontanea, continua e autoriproducente nella quale e della quale mi sentivo completamente parte integrante.</p>
<p>Al termine della giornata mi sentii molto stanco, pur non avendo camminato molto; normalmente, grazie alle nostre conoscenze mediche sull’ossigenazione noi attribuiamo quella stanchezza allo sforzo fisico o, come diciamo spesso, all’esposizione all’aria aperta; io sapevo, invece, che la stanchezza era dovuta all’enorme scambio di energia che avevo avuto, sia quando la assorbivo che quando la restituivo quasi come un grande dispensiere materno e creativo.</p>
<p>Sapevo che questa mia consapevolezza non era dovuta ad allucinazione o ad autosuggestione causata dalla novità e dalla bellezza di quella esperienza; noi non siamo ormai più abituati a mettere in dubbio e contestare la fondatezza scientifica di fenomeni quali la telepatia, l’ipnosi, i condizionamenti mentali, il plagio; sappiamo che tutti questi procedimenti della nostra mente, sia che li mettiamo in essere o che li subiamo, sono reali e accertati; sappiamo anche che essi sono dovuti a scambio di energia; sappiamo che sono fenomeni di trasmissioni e ricezioni di quella parte di materia che può essere gestita consapevolmente e che può essere trasmessa o ricevuta da qualsiasi persona in una determinata situazione psicologica o ambientale.</p>
<p>Nelle giornate successive a quella vacanza, e poi, anche negli anni successivi nei quali ritornai su quelle montagne, ebbi modo di “gustare” meglio quelle sensazioni, di concentrarmi meglio su di esse; anche se ho avuto conferme sempre più consolidate che ero in presenza di scambi e produzione di energia non sono mai però riuscito a maturare una comprensione completa di quello che avveniva; qualcosa di quei processi era inafferrabile, sfuggiva alla mia capacità di capire pienamente cosa accadeva; era come quando ci si trova in campagna di fronte ad un forte temporale; sappiamo che è reale, che in quel caso la manifestazione dell’energia fisica è fin’anche troppo percepita; solo che non riusciamo a spiegarci bene come sia possibile una tale conflagrazione della natura e rimaniamo lì, attoniti, ad osservare quella potenza scatenata, tenendoci dentro di noi quelle domande che vengono da sole e che ci portiamo appresso sin da bambini.</p>
<p>Nel caso della montagna, sentiamo ugualmente la concretezza del fenomeno che divampa fragorosamente e che si esplicita con una intensità anche maggiore, più dilatata nello spazio, più concentrata e generalizzata. Ma anche lì, la nostra certezza non può essere documentata e pienamente compresa; anche lì vi sono domande che attendono risposte sicure.</p>
<p>Ho sempre pensato che probabilmente capiremo bene queste cose quando le potremo vedere da un’altra angolazione più favorevole; quando la nostra composizione di energia assumerà forme più congeniali e più interne ai modi stessi di essere dell’energia.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pietropacelli.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pietropacelli.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pietropacelli.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pietropacelli.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pietropacelli.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pietropacelli.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pietropacelli.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pietropacelli.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pietropacelli.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pietropacelli.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pietropacelli.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pietropacelli.wordpress.com/48/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pietropacelli.wordpress.com/48/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pietropacelli.wordpress.com/48/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=48&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il mare</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mare, di per sé, da l’idea dell’immenso e dell’infinito; mantiene intatto, in ogni epoca e per ogni persona, tutto il suo fascino e il suo grande potere suggestivo; nonostante l’evoluzione esponenziale della scienza abbia di fatto rimpicciolito la sua grandezza di fronte al vero infinito interstellare, esso conserva per noi e per la nostra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=46&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mare, di per sé, da l’idea dell’immenso e dell’infinito; mantiene intatto, in ogni epoca e per ogni persona, tutto il suo fascino e il suo grande potere suggestivo; nonostante l’evoluzione esponenziale della scienza abbia di fatto rimpicciolito la sua grandezza di fronte al vero infinito interstellare, esso conserva per noi e per la nostra immaginazione tutto la sua forza di attrazione e di timore al tempo stesso; a pensarci bene, questa apparente contraddizione si giustifica in due modi; il primo è che qualsiasi dimensione, per quanto contenuta e limitata, può espandersi enormemente, se noi riusciamo a dotarci della capacità di osservarla utilizzando le lenti dei cannocchiali della fisica moderna che consentono, come noto e come più volte detto, di dilatare per miliardi di volte anche le superfici più piccole e contenute; per dirla in altre parole, dobbiamo seguire lo stesso procedimento di Lilliput che, attraverso un robusto rimpicciolimento improvviso, capì molto bene la concretezza della legge sulla relatività e la grande importanza del punto di vista.</p>
<p>In questo modo, se riusciamo ad immedesimarci in un nuovo piccolissimo Lilliput, possiamo riuscire, quando siamo immersi nel mare, in una immersione subacquea o anche soltanto distesi a osservare sotto la sua superficie, a concentrarci in ben altro modo sulla sua straordinaria e “infinita” ampiezza.</p>
<p>Il procedimento mentale da seguire consiste nel cercare di concentrarci sulla nostra mente, sulla nostra parte pensante pura, tentando di fare astrazione del nostro corpo, e osservare da quella diversa postazione tutto il vasto ambiente circostante come se fossimo realmente una circoscritta energia, racchiusa in una microscopica particella di plancton che veleggia, smarrita o compiaciuta, nello spazio marino. Certo, non si tratta di un esperimento semplice, ma neppure difficilissimo; in questo mondo di illusionisti veri o presunti, questo è uno dei pochi tentativi che valga la pena di fare; anzi, posso garantire che, con una buona dose di pazienza e fiducia, è possibile riuscire a vivere una avventura molto inebriante e originale, a provare sensazioni che nessuna droga può far provare e, perché no?, assistere a degli spettacoli entusiasmanti che nessuna sala multivisione proietterà mai.</p>
<p>Il secondo motivo del grande fascino del mare sta nella nostra storia personale e generale; non dimentichiamo che il nostro primo istante di vita è avvenuto in quel nostro privato mare che è stato il liquido amniotico della donna che ci ha generato; in quel nostro vasto mare originario, abbiamo avvertito le prime sensazioni confuse e lì abbiamo avuto la prima coscienza di noi stessi; in quell’ambiente che, per noi in quei lunghi momenti,era il solo mondo esistente, si è formato il centro e il nocciolo della nostra personalità, nevrosi e virtù comprese; di quel mondo abbiamo ancora presenti rimembranze che possono essere nitide o sfuocate ma sono sicuramente marcate e indelebili al nostro interno; la nostra memoria, ogni tanto veleggia verso quel suo antico mondo con lo stesso spirito di chi ritorna al paese di origine, alla sua antica famiglia, al nido abbandonato che ancora oggi gli lancia nostalgici e irresistibili richiami di appartenenza.</p>
<p>La nebbia che staziona tutto intorno non annega i ricordi, tutt’altro; la loro dispersa dimensione evoca un dolce richiamo, un bisogno forte di assaporare, ricordare, gustare un sapore amato e non dimenticato.</p>
<p>Anche quì, voglio raccontare una esperienza che mi capitò qualche tempo fa e che fu, contemporaneamente bellissima e tremenda. Nel bel mezzo dell’inverno, mi recai in una località tropicale per un breve periodo di vacanza; all’arrivo, quando si aprì il portellone dell’aereo, fui colpito dalla particolare luce di quel posto e, naturalmente, anche dal caldo afoso che contrastava con il freddo pungente che avevo lasciato poche ore prima; la cosa che, però, mi colpì di più fu il colore vivace e azzurro e luminoso e quasi aggressivo del mare che sembrava, forse per una naturale aspettativa da parte mia, rivolgermi un invito pressante e anche sottilmente morboso ad immergermi. Due ore dopo, con una velocità record, ero già sulla spiaggia e, con una sensazione di avventura ma anche di solitudine, mi tuffai nell’oceano.</p>
<p>L’acqua era calda, la luce era vivissima persino ad una certa profondità; tutto intorno era un brulicare, un proliferare molto intenso di una grande quantità e varietà di pesci di ogni forma, colore, dimensione e aspetto; rapidamente i pochi suoni e rumori dell’ambiente esterno che mi avevano accompagnato fin lì svanirono del tutto e io, divenni parte integrante, costituente, organica di quel magma liquido, nuotando in esso senza nuotare e divenendone un tutt’uno, forse, così pensavo in quel momento, in modo definitivo.</p>
<p>Riconobbi le espressioni dei pesci come familiari e in qualche misura, anche complici, consapevoli di un destino comune, appartenendo ad una specie comune, quella degli esseri viventi; le diverse dimensioni svanirono e l’unica realtà che potei percepire fu quella delle sensazioni, dei pensieri e delle emozioni; tutto era allo stato nervoso, cerebrale, mentale; fui trascinato all’improvviso in una sfera di inebriante comunicazione; un chiacchiericcio virtuale, un mercato soffuso che si svolgeva in uno stato indistinto, avvertito però con grande chiarezza.</p>
<p>Divenni così, per un periodo indecifrabile e indefinito, amalgama costitutivo di un plancton variegato multiforme e pluridimensionale, senza limiti di tempo e di spazio; mi vennero in mente i versi del poeta: “naufragar m’è dolce in questo mare”; stavo bene, non avevo ambizioni, ero senza programmi e obiettivi; l’unica volontà, in quel momento, era quella di far perdurare il più possibile quello stato vitale che, assurdamente, mi sembrava eterno; o forse lo era?</p>
<p>Mi sembrò di essere giunto nell’anticamera della percezione assoluta, alla vigilia della comprensione del tutto; la mia energia spaziò in quell’oceano, superò tutte le distanze in lungo in largo e nel profondo pur rimanendo immobile; stavo assaporando i pensieri della Divinità e comprendevo il valore e il senso della potenza assoluta; mi sembrava di essere e di capire il tutto; sentivo e capivo che il tutto era in me; e io lo riconoscevo in uno stato di sconfinato benessere e tranquillità, di confortevole rassicurante incoscienza; avvertivo, con leggeri lampi di pericolo lontano, che avrei potuto lasciarmi andare e, far morire fisicamente la mia vita di quel momento; sapevo che la mia energia sarebbe sopravvissuta e questo accrebbe la dimensione della mia volatilità e la coscienza della mia forza.</p>
<p>Ad un certo punto, però, quello stato di benessere fu pregiudicato e incrinato senza alcuna ragione apparente da brividi di freddo e da una indescrivibile sensazione di precarietà; l’acqua, sempre luminosa, lasciava trasparire e trasalire ondate di scuro incolore e minaccioso che salivano dal basso e che si mescolavano con la luce sfavillante che, comunque, persisteva tutt’intorno; quelle ondate dettero vita ad una catena di reazioni sempre meno rassicuranti; mi sembrò di essere sovrastato da un grande pericolo, un pericolo molto serio, anch’esso proveniente dal basso, che minacciava la mia esistenza, lasciandomi sospeso in una condizione di allarme e di ansia avvertita molto acutamente.</p>
<p>Ancora oggi, quando ripenso a quell’esperienza con maggiore distacco, rimango toccato dalla profondità di quelle emozioni; oggi so che quel senso di pericolo mi assalì perché prevalse la mia corporeità, la mia fisicità, la mia materialità; l’energia si era librata oltre, ma la sua casamatta ospitante l’aveva richiamata a sè e le aveva nuovamente reimposto i suoi condizionamenti abituali.</p>
<p>Tuttavia rimasi ancora lì, quasi a sostenere una sfida che non potevo mollare; la nuova minacciosa sensazione non mi allontanò, neppure per un istante, dalla certezza di essere parte del tutto, anzi me la confermò definitivamente, facendomi capire allo stesso tempo che le categorie della paura, del bello e del brutto, del meraviglioso e dell’orribile, del confortevole e dell’ansioso, sono umane, troppo umane per pretendere di farle divenire metro di giudizio assoluto; quelle categorie rappresentano il nostro metro per misurare il mondo e l’ambiente che ci circonda; ci aiutano a muoverci in esso, a capire e assimilare le leggi della sopravvivenza e della procreazione, ma non possono svelarci i segreti costitutivi della materia stessa e di noi stessi.</p>
<p>Le grandi leggi, quelle vere e obiettive, della fisica, della natura e del mondo, ignorano le nostre sensazioni che, invece, ovviamente, sono così decisive e insostituibili per noi. Dobbiamo rassegnarci a questa verità e prenderne atto che noi siamo semplicemente parte del mondo; una minuscola, microscopica particella tra miliardi e miliardi di altre particelle.</p>
<p>La tenerissima storiella che noi siamo al centro del mondo, che anzi esso è stato creato per noi e che Dio ci abbia fatto a sua immagine e somiglianza è così dolce e ingenua che fa sorridere sulle umane debolezze e sulle sue inguaribili necessità di continue conferme sulla propria centralità che l’uomo ha sempre avuto in ogni epoca.</p>
<p>Mentre i pensieri vagavano leggeri nella mia mente, continuai a rimanere lì, a galleggiare ( è proprio il caso di dirlo) travolto da quelle due sensazioni fortissime e contrastanti che si erano impadronite di me e che mi avevano fatto ubriacare di emozioni riuscendo contemporaneamente a farmi stare male e bene, a farmi volare e ad aver paura di cadere.</p>
<p>Rimasi ancora lì, per un tempo lunghissimo: mi sembrò          “ un’eternità”. In certi momenti ebbi l’illusione di aver iniziato una nuova vita che era iniziata con lo sfondamento e il superamento della mia tradizionale dimensione dello spazio e del tempo. In realtà, come appurai subito dopo, erano trascorsi pochi minuti.</p>
<p>Da allora, però, continuo a chiedermi cosa veramente successe quella volta; la domanda può forse apparire stupida, perché la risposta più ovvia è che la straordinarietà di quell’ambiente mi creò delle emozioni così intense da venirne travolto; questo è quello che si pensa normalmente.</p>
<p>Io, invece, penso, che quello non fu uno stordimento momentaneo, una illusione, una fantasticheria; penso che fu veramente una nuova vita, veramente e lungamente vissuta, in una nuova condizione e in una nuova dimensione; me lo dicono ricordi intensi che ancora mi sovvengono di quello stato che fu; nello stesso modo con cui qualche volta ci sovvengono alla mente barlumi di esperienze della nostra vita passata che, magari, racchiudono in pochi istanti un lungo e complesso periodo di vita vissuta.</p>
<p>L’unica cosa che so con assoluta certezza è che in quel momento, o in quei momenti, o in quegli anni, la mia natura e la mia energia, qualunque essa fosse o, in qualsiasi situazione si trovasse, riuscì ad entrare in simbiosi con una grande energia della quale faceva parte e nella quale condivideva una prospettiva e un destino comune.</p>
<p>In quella situazione vivevano contemporaneamente le condizioni del benessere, figlio della forza e della potenza, dell’ammirazione e della contemplazione, insieme a quelle dei rischi derivanti dalle continue trasformazioni e modificazioni che quella massa poteva scatenare al proprio interno; da questo nasceva la felicità per quel volo pieno di impulsi inebrianti e la paura che un piccolo soffio di vento potesse significarne la fine, allo stesso modo di come un piccolo chicco di grano ondeggia beato oscillando insieme a miliardi di altri suoi confratelli nel vento e nel sole quando sta per arrivare il momento della trebbiatura; perché quel momento arriva per tutti.</p>
<p>Tutti noi siamo un piccolo chicco di grano che ondeggia nel mondo; abbiamo la consapevolezza di esistere che, normalmente è condizionata dai nostri stili di vita e, quindi, distratta dalla sua missione naturale; quando ci lasciamo andare e riusciamo ad avvertire la nostra originalità e la nostra vera natura, quando ci avviciniamo allo stato e al principio costitutivo, allora capiamo, o meglio, sentiamo che siamo parte del tutto, che siamo una piccola, piccolissima particella vibrante che si esalta nei momenti creativi e nascenti e si deprime e si atterrisce in quelli involutivi e morenti.</p>
<p>Si tratta di sensazioni che durano un attimo la cui ampiezza è non misurabile: può essere eterno o istantaneo. Dipende solo da noi, dal nostro punto di vista, dalla nostra pancia.</p>
<p>Non potrebbe essere altrimenti, perché questo è il senso della vita.</p>
<p>La coscienza, che cosa è la coscienza?</p>
<p>C’è o non c’è? Esiste? In che modo partecipa e condiziona l’evoluzione e la trasformazione della materia? Secoli di dispute e diatribe che possono essere risolte con l’affermazione dell’ovvio: la coscienza esiste; è rappresentata dalla materia che, nella sua espressione più alta, diviene consapevole, interagisce e orienta lo sviluppo della materia che l’ha generata; essa è un prodotto dell’energia che diviene nuova energia e contribuisce alla creazione; senza voler essere blasfemi, si potrebbe dire che è figlia di Dio e che, poi, diviene, a sua volta, Dio, creando nuova energia e nuove coscienze, in un continuo crescere e decrescere, nascere e morire.</p>
<p>Un mondo dove l’obiettività e la soggettività si scambiano continuamente i ruoli, inseguendo un ritmo eterno e senza tempo.</p>
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		<title>Voci lontane</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Vita è una visione]]></category>

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		<description><![CDATA[Le possiamo sentire in varie occasioni, le più impensate e diverse; ma per poterlo fare –lo abbiamo già detto- occorre che sia modificata, alterata la tradizionale struttura del suono e dell’ascolto; è molto difficile per chiunque, a parte casi eccezionali e per questo scarsamente interessanti per noi, riuscire a percepire qualcosa all’interno di un ufficio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=44&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le possiamo sentire in varie occasioni, le più impensate e diverse; ma per poterlo fare –lo abbiamo già detto- occorre che sia modificata, alterata la tradizionale struttura del suono e dell’ascolto; è molto difficile per chiunque, a parte casi eccezionali e per questo scarsamente interessanti per noi, riuscire a percepire qualcosa all’interno di un ufficio tradizionale con i rumori e le voci che ci sono familiari, o anche nel comfort della nostra casa. Per ascoltare veramente, per porsi in ascolto e recepire messaggi e suoni è necessario che vengano aperte delle chiavi, che ci si ponga in uno stato recettivo nel quale la ragione sia chetata e la mente sia liberata dalle occupazioni e dalle ambasce quotidiane. Si deve riuscire ad entrare in una dimensione non usuale, altra, diversa e favorevole.</p>
<p>E’ una questione di frequenza; come i programmi ad onde medie non possono essere ascoltati sui canali a modulazioni di frequenza, così il mondo extrasensoriale non può comunicare con la realtà brutalizzata dagli interessi materiali; per ascoltare i comunicati delle radio di polizia non basta possedere una radio, né mettersi all’ascolto: occorre possedere la chiave d’accesso. Allo stesso modo, a maggior ragione avviene nel nostro caso: servono radio molto particolari e orecchie altrettanto particolari, abituate a navigare in sintonie molto diverse dalle solite, originali e in qualche modo speciali.</p>
<p>La modifica della struttura del suono si può realizzare anche quando alle tradizionali e familiari dimensioni d’ascolto subentra un silenzio assoluto; quel silenzio può essere il più assordante dei suoni e lo possiamo incapsulare nella nostra mente come un sottofondo luminoso dove le ombre vocianti possono assumere tratti e contorni abbastanza definiti e più riconoscibili per noi.</p>
<p>Le voci lontane parlano sempre; vi è un continuo brulicare di appelli, richiami, inviti, sussurri e grida; quelle voci stanno intorno a noi ed esercitano una pressione auricolare molto delicata, ma incisiva; esse, lo ripetiamo ancora, debbono passare attraverso una struttura del suono diversa: può succedere, in presenza di un rumore continuo e ad alta intensità, come ad esempio un motore meccanico ascoltato per un tempo prolungato; esattamente come avviene quando si usa un trattore o una sega elettrica o una motofalciatrice. Ma anche quando si sta per un tempo prolungato all’interno di una discoteca lanciata su musiche di alta intensità di suono, o anche quando si lavora all’interno di una fabbrica rumorosa o quando si resta per molto tempo su un aereo in volo. La persona che utilizza questi mezzi meccanici o che ascolta quei rumori costanti ed intensi, dopo un tempo indefinito che varia anch’esso, a seconda della tipologia e della  sua sensibilità, oltre che della sua struttura fisica ma anche della intensità del rumore a cui è sottoposta, una volta  oltrepassata la propria personale soglia di rottura entra a far parte gradualmente di una diversa dimensione d’ascolto dove tutto cambia e tutto è possibile; intanto l’intensità dei rumori meccanici rende ovattati tutti gli altri suoni, li allontana, li colloca in un luogo indefinito e vago nello spazio.</p>
<p>In questa nuova dimensione rumorosa ma ovattata, la persona cede le proprie barriere auricolari, allenta la propria attenzione razionale, ma anche quella istintiva; si concentra passivamente su una attività o su un suono ripetitivo e costante; si pone, cioè, in una posizione che possiamo considerare ideale per ricevere, recepire, immagazzinare nuovi segnali e nuove voci; in quella nuova dimensione, in quei particolari momenti di ascolto stabilizzato, continuo e assillante, si aprono delle porticine attraverso le quali cominciano a passare voci e richiami provenienti da altre dimensioni di tempo e di spazio.</p>
<p>La possibilità di ascolto di quelle voci e di quei richiami viene amplificata al massimo in quelle nuove condizioni ed è allora possibile sentire cose molto interessanti; il più delle volte si ascoltano antiche chiamate (intenerite dall’affetto o talvolta morbidamente minacciose) come potevano essere quelle dei nostri genitori durante la nostra infanzia, o anche voci di vecchi amici che riconosciamo immediatamente. Altre volte, invece, sentiamo voci che non riconosciamo e che vengono ripetute in maniera assillante; in quei casi veniamo sopraffatti dallo sconcerto e ci chiediamo con ansia quale possa essere il loro significato.</p>
<p>A me è capitato molto spesso di avere esperienze simili; quando, ad esempio, nel mio rudere in campagna passo la motofalciatrice sul prato, un fenomeno del genere si verifica sempre dopo alcuni minuti, quando, cioè, l’orecchio si è abituato alle nuove lunghezze d’onda sonore prodotte dal rumore a scoppio; in quella nuova, provvisoria dimensione d’ascolto, inizio ad ascoltare nuove leggere vibrazioni, via, via, sempre più nitide, intense e chiare, fino a che le riconosco chiaramente come a me familiari o comunque conosciute; quasi sempre si tratta della voce di mia madre, ripetuta sempre nella stessa accezione e con lo stesso significato; quello di un orgoglioso rimprovero, per quella che lei riteneva una mia eccessiva esuberanza, che mi lanciava con tenerezza dalla finestra della nostra vecchia casa in paese.</p>
<p>Ma anche altre voci mi giungono e qualche volta con significati ben precisi, per quanto improvvisi e inaspettati; alcuni anni fa mi è accaduto che durante un lungo volo notturno sull’oceano, quando tutti i rumori si erano acchetati, dopo alcune ore passate in uno stato appisolato del solito relax nervoso che si impadronisce di me tutte le volte che volo, inizio a percepire un richiamo dapprima flebile e poi sempre più marcato: una voce maschile ben intonata che cantava con grande intensità una dolce struggente melodia, romantica e dolcissima; posso dire che ascoltai quella canzone per un periodo di tempo abbastanza lungo, per quanto non misurabile; un ritornello molto piacevole su cui mi lasciai andare e che entrò completamente nel mio corpo accompagnandomi in uno stato di semi incoscienza prima e di sonno poi.</p>
<p>Quella musica aprì la visuale della mia mente ad una sceneggiatura insolita ed originale; stavo osservando una pellicola interna che proiettava un film nel quale si mescolavano immagini sul lavoro nei campi, la produzione di cotone, la vita nella savana, nei villaggi, battaglie ancestrali e scene di vita familiare a me sconosciute. Ma sempre riecheggiava quella melodia, quella nenia ricorrente che faceva da sottofondo, accompagnava e colorava tutti gli ambienti.</p>
<p>La sera dopo, mentre stavo seduto ad un bar di quel paese lontano a bere una bibita riascoltai quella voce; apparteneva ad un anziano orchestrale che cantava le canzoni del suo antico popolo di origine, quando fu trasportato schiavo in catene in un&#8217;altra terra; notai la stessa tenerezza che avevo percepito sull’aereo, in quella musica, in quelle parole e anche in quell’uomo; io avevo sempre desiderato ascoltare dal vivo quella musica, quei ritmi, quelle vibrazioni vocali perché le avevo sempre associate alla massima forma di espressione della sensibilità artistica e poetica; questo può certamente aver influito a determinare la visione sonora, ma non può essere sufficiente a spiegarla del tutto; in realtà era successo che la mia energia aveva chiamato e che un’altra energia aveva risposto all’appello; tutto era avvenuto con grande semplicità; si era verificato un incontro di necessità e di desideri, maturato non si sa in quale circostanza e per quale motivo o in quale luogo, avvenuto in una dimensione diversa dal solito ma comunque reale.</p>
<p>A pensarci bene, la vita può offrirci degli scenari assolutamente meravigliosi; quel tipo di esperienza che avevo vissuto, in qualunque modo la si voglia considerare, appartiene di certo alla sfera dello straordinario e del bello; si tratta di esperienze che vengono spontaneamente se solo ci si lascia andare, se ci si pone all’ascolto e si lascia che le cose avvengono da sole; è incredibile il fatto che l’umanità non si concentri maggiormente su questi fenomeni eccezionali, ma anche molto comuni, che possono verificarsi spontaneamente se solo si ripone fiducia nella parte nascosta e ignorata di noi stessi. E’ incredibile che l’umanità  non vi rifletta sopra con determinazione per capire meglio quelle che, in fondo, sono le domande più importanti che riguardano la sua vita e il suo destino. Una maggiore consapevolezza sulla nostra vita interiore e sul suo funzionamento ci permetterebbe di vedere con chiarezza chi siamo e ci potrebbe far vivere meglio, con maggiore armonia ed equilibrio, con più serenità e fiducia.</p>
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		<title>Un incontro sulle alte vette</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 10:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietropacelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Vita è una visione]]></category>

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		<description><![CDATA[In un modo molto casuale fui invitato a fare un viaggio “di lavoro” nello Yemen; le virgolette hanno un senso preciso, perché in quel periodo era abbastanza insensato tentare di fare business nello Yemen; ma l’entusiasmo di quel mio amico che aveva già avviato una piccola attività immobiliare in quel lontano paese, insieme alla mia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pietropacelli.wordpress.com&amp;blog=7312176&amp;post=42&amp;subd=pietropacelli&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un modo molto casuale fui invitato a fare un viaggio “di lavoro” nello Yemen; le virgolette hanno un senso preciso, perché in quel periodo era abbastanza insensato tentare di fare business nello Yemen; ma l’entusiasmo di quel mio amico che aveva già avviato una piccola attività immobiliare in quel lontano paese, insieme alla mia disponibilità di tempo e ad un sincero interesse per quel Paese mi convinsero e accettai, così, quella avventura. Prenotammo i biglietti e partimmo.</p>
<p>Chi ha visitato lo Yemen sa che quel Paese presenta una forte singolarità rispetto a tutti gli altri Paesi; appena vi si mette piede ci si rende conto che più che in un Paese straniero e diverso si è arrivati in un altro mondo, dove tutto è profondamente altro rispetto alle nostre normali esperienze di vita. E’ un luogo dove non esiste lo Stato, dove la famiglia può essere multipla o non può essere, dove la donna non appare mai e quando lo fa è completamente invisibile, dove il lavoro viene svolto dalle donne, considerate come meri strumenti di produzione e riproduzione, o dai maschi, ma solo fino all’età di tredici, quattordici anni. Superata quell’età gli adulti si dedicano alla loro attività preferita che loro chiamano “business”; vale a dire gironzolare in gruppo, armati fino ai denti e stretti come sardine, su pianali di improbabili camion di non si sa quale era, alla ricerca di possibili guadagni più o meno leciti; il resto del tempo lo passano accovacciati all’ombra, amoreggiando in compagnia di qualche giovanetto, come lo chiamavano gli antichi greci e romani; questo in un Paese dove la omosessualità viene condannata con la pena di morte.</p>
<p>Nello Yemen non esiste raccolta di rifiuti, distribuzione di acqua potabile, non esistono fognature o impianti di illuminazione elettrica, non esistono apparecchi radiofonici o televisivi, telefoni fissi o cellulari, lavatrici o lavastoviglie; in quella realtà immobile soltanto il qat, l’erba che produce visioni e allucinazioni, consente di evadere, navigare in qualche altro luogo, provare una qualche illusione. Insomma, nello Yemen si vive ancora come vivevano Salomone e la Regina di Saba o, meglio, come vivevano i loro sudditi, ed è proprio il caso di dire che lì il tempo si è fermato, a prescindere da ogni nostro ragionamento sulla relatività.</p>
<p>Ed è proprio questo l’aspetto interessante di questo Paese: i saggi che vi si possono incontrare oggi, usano le stesse categorie di riflessione e di analisi dei saggi di cinquemila anni fa; la loro visione del mondo presenta aspetti liberi dai condizionamenti tecnologici, assolutamente indipendenti, tali da provocare l’interesse più genuino anche nell’osservatore più distratto.</p>
<p>Nello Yemen, infine si vive ad alta quota e non in senso traslato; lì la vita è possibile soltanto oltre i tremila metri di altezza, perché al di sotto vi è un deserto tra i più aridi del mondo, talmente inospitale che è impossibile resistervi; ma si arriva anche oltre i cinquemila metri, dove l’aria è rarefatta, l’ossigenazione è limitata, la respirazione difficile e la vita, condita con il qat, è completamente diversa da come la immaginiamo noi, i ragionamenti seguono altre piste, la fantasia è fedele compagna della pratica e della concretezza, le idee volano oltre i confini dell’immaginabile.</p>
<p>Su quelle alte vette, dove i panorami e gli scenari sono folgoranti per la loro bellissima profondità e ampiezza, ebbi un incontro straordinario che mi influenzò per tutta la vita.</p>
<p>In un villaggio ad alta quota, dopo aver trascorso una serata molto rilassante e aver ammirato la danza alla luna fatta con totale dedizione da giovani guerrieri, notai un anziano di età molto avanzata che un nostro amico del posto mi indicò come uno dei saggi del villaggio; stava guardando da molto tempo la notte nel cielo; in particolare era concentrato nel punto dove le stelle si incontravano con le alte vette; lo faceva con impegno particolare come se per lui, quella fosse l’occupazione più importante; il suo aspetto era sereno e la sua espressione incredibilmente rilassata; con un misto di timore, di rispetto e di grande interesse mi avvicinai a Lui, lo salutai con grande semplicità, mi sedetti accanto al sasso dove era accovacciato e, confortato dalla traduzione del nostro fedele accompagnatore ed interprete Abib, gli chiesi che facesse e cosa guardasse.</p>
<p>Mi rispose che stava bene, che era sempre stato bene, che quello era il suo lavoro, ma anche il suo passatempo preferito, perché lo spettacolo che va in onda tutte le sere nel cielo non ha eguali; mi rispose che il cielo e lo spazio, per chi riesce a leggerli, possono narrarci le storie più belle, ma anche insegnarci molte cose, che la nostra mente può volare, capire e carpire i segreti del mondo. Era stato informato da altri viaggiatori che in altre parti del mondo erano state costruite delle società negative e false dove la gente stava molto male, lavorava a ritmi frenetici, era infelice e aveva perso la propria strada, anzi non conosceva neanche più lo scopo del proprio viaggio su questa terra e della vita che conduceva; chiamava gli occidentali uomini persi e mostrò nei loro confronti una grande pena.</p>
<p>La sua meraviglia era veramente sincera; non riusciva a capire come era stato possibile aver ceduto così totalmente alla materialità e agli inganni del corpo, alle sue illusioni, fino a diventarne schiavi; eppure- mi disse- avete avuto grandi maestri che vi avevano indicato la via, che avevano capito un tempo lontanissimo molte cose e le avevano anche scritte; manifestò una grande sorpresa per il fatto che quei maestri fossero stati dimenticati.</p>
<p>Ma la cosa che maggiormente lo irritava era l’arroganza degli occidentali, la loro protervia, la loro superficialità e povertà di spirito.</p>
<p>Dimostrò per quel mondo dal quale io provenivo una grande tristezza e un sincero dispiacere per la povertà e la miseria nella quale era caduto; ma non aveva conoscenze dirette e approfondite; volle saperne di più; mi chiese che tipo di vita conducevamo, se fosse vero quello che aveva sentito dire e anche cosa io ne pensassi.</p>
<p>Cercai di dargli le informazioni che voleva nel modo più presentabile e nel loro aspetto migliore; gli parlai della democrazia, del benessere, della sicurezza, dell’igiene, non nascondendogli comunque il mio punto di vista critico sulla società dalla quale provenivo; gli dissi che anche io avevo delle riserve, che avevo combattuto e che stavo combattendo contro gli eccessi del consumismo; tuttavia –continuai- il suo pessimismo totale mi sembrava eccessivo e mi permisi di esprimere il mio parziale dissenso rispetto al suo punto di vista.</p>
<p>Eccessi? –mi rispose-  Qui non si tratta di eccessi.</p>
<p>Vedi –continuò- io sono una persona anziana da molto tempo; so che tra poco dovrò morire; non sono intransigente, sono tranquillo, calmo, sereno; aggiungo che sono felice, perché ho sempre vissuto e tuttora vivo secondo natura e anche secondo i miei istinti; ho fatto molti figli e ho seminato la mia specie; attraverso molti di loro continuerò a vivere, ma vivrò anche in diversi altri modi; ho goduto del mio corpo, perché esso consente molte possibilità; possiamo vedere, ascoltare, sentire, toccare, annusare, gustare; inoltre possiamo percepire, intuire, immaginare, prevedere; la nostra mente è straordinaria; ci permette cose meravigliose e uniche; io le ho provate, so quanto siano belle e gratificanti; qualche volta mi viene in soccorso il qat e, attraverso di esso, posso riuscire ad evadere meglio dal mio organismo, quando è giusto farlo; inoltre- e qui gli brillarono gli occhi- ho ancora del tempo e questo mi riempie di buon umore e di ottimismo.</p>
<p>I vostri non sono soltanto eccessi; è il sistema che non va, tutto insieme; l’architrave sulla quale siete poggiati è fradicia, vivete nell’inganno e siete su una strada completamente sbagliata, date importanza a cose che non ne hanno e per questo vivete molto male. Più avete e più volete; tutti i vostri sforzi sono destinati solo e sempre ad accumulare beni materiali; state perdendo questa vostra unica occasione, vivendo nella infelicità, nella insoddisfazione continua, nella nevrosi, nella depressione. Pensate che il benessere materiale e l’accaparramento siano le uniche cose che contino; avete impostato tutte le vostre leggi non per costruire una società equa e giusta ma per difendere la proprietà privata; il vostro verbo preferito, quello al quale sacrificate tutto è il verbo avere, non il verbo essere. La vostra corsa ossessiva alla ricchezza, tra l’altro, è del tutto inutile, perché non vi basta mai e quindi, continuando a rincorrerla, non vi soddisferà mai.</p>
<p>Nelle vostre città il lusso è l’altra medaglia della miseria, l’uno è figlio e padre dell’altra; giudicate gli uomini per quanto hanno accumulato non per quello che pensano e che fanno o per come vivono; anche il criminale più riconosciuto e il ladro più impenitente vengono da voi rispettati e venerati se solo riescono a farla franca e disporre della ricchezza in qualsiasi modo accumulata.</p>
<p>Nei nostri villaggi un povero, per quando grande possa essere la sua povertà, non arriva mai a varcare la soglia della miseria più totale che comporta sempre automaticamente anche la perdita totale  della dignità, del proprio amor proprio e della fiducia in se stesso.</p>
<p>No, non si tratta solo di eccessi.</p>
<p>Avete dimenticato, per pigrizia, disinteresse o complicità, il vecchio sano principio secondo il quale ogni fortuna inizia con un crimine e tutte le ricchezze nascono dall’avidità. La vostra Società sta esaltando e valorizzando tutte le tendenze negative dell’animo umano; in questi ultimi tempi le ha addirittura innalzate a sistema, a modello istituzionale, legalizzando ciò che, invece, dovrebbe essere riprovevole. Le nuove generazioni stanno formandosi su questi falsi valori e, certamente, continueranno ad andare ancora sulla strada sbagliata, consolidando l’errore. Da voi, insieme agli sprechi stanno aumentando ingiustizie odiose e innaturali; le vostre super metropoli piene di tesori stanno producendo frotte crescenti di barboni che vengono lasciati morire di fame e di freddo nelle strade. Voi ignorate quale sia il vero significato della parola solidarietà; la scambiate quasi sempre con la carità e il pietismo; nella solidarietà vi è amore, nella carità vi è il cinismo, l’opportunismo e l’ipocrisia. La vostra nuova frontiera, il vostro nuovo idolo è costituito dalla cosiddetta “privacy”; state costruendo intorno ad essa nuovi muri, nuove barriere; dopo aver schedato e controllato ogni vostro più intimo movimento attraverso una rete di controlli che neanche la più efficiente delle dittature avrebbe mai potuto immaginare, ora state costruendo altre separazioni e state innalzando nuove barriere scambiando così quello che è un diritto naturale con la più triste delle solitudini.</p>
<p>Il vostro mondo sta costruendo il suo smodato benessere materiale sulla fame degli altri popoli; avete costruito un ordine mondiale che condanna alla morte per fame la gran parte degli abitanti della terra.</p>
<p>State seminando a piene mani rancore e odio tra i popoli della terra; nessuna epoca come questa è stata caratterizzata da tanta brutalità. Nelle epoche antiche la violenza nasceva dalla fame o al massimo dalla sete di potere; per la vostra cultura è diventata, invece, il fondamento etico delle Nazioni e la giustificazione di ogni scelta.</p>
<p>Dite di combattere il terrorismo ma fingete di ignorare che esso è un vostro inevitabile prodotto: dalla violenza nasce sempre altra violenza.</p>
<p>Mi dispiace –concluse- con una espressione sinceramente addolorata e preoccupata, mi dispiace veramente.</p>
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